Bellezza della passione sportiva: Francesca Lanciano è …argento vivo!

Con un salto triplo da 13,21 metri, la studentessa salentina Francesca Lanciano è riuscita a salire sul secondo gradino del podio del Campionato italiano di atletica leggera svoltosi a Pescara del 7 al 9 settembre 2018.

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“Sono molto felice di questo risultato – dice Francesca – il 2018 è stato un anno sportivo un po’ travagliato. Un problema alla cartilagine della caviglia, da gennaio non mi ha permesso di allenarmi con continuità. Solo un mese fa ho superato l’infortunio e deciso di prendere parte a questo campionato senza troppe aspettative, ma con la voglia di tornare a saltare e di provare a dire la mia. Durante la gara avevo un solo obiettivo: saltare più in lungo possibile senza pensare alle difficoltà che ho dovuto affrontare, convinta e consapevole del fatto che bisognava lottare fino all’ultimo centimetro per raggiungere il podio.

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È stata la gara più bella della mia vita, questo secondo posto è il miglior risultato ottenuto nella mia carriera sportiva. Penso di aver gestito la gara nel migliore dei modi, sia a livello fisico che mentale – racconta la studentessa di Specchia. Con questo risultato inizierò con più entusiasmo la mia preparazione invernale, anche in vista dei Campionati Nazionali Universitari e delle Universiadi che si disputeranno l’anno prossimo: una meta che mi impegnerò a raggiungere. Dopo 11 anni che pratico questo sport, sarei felicissima e onorata di rappresentare la mia università in una competizione sportiva così importante”.

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Ventiquattro anni e studentessa all’Università del Salento, Francesca Lanciano, è una atleta-studente in quanto iscritta al quarto anno della facoltà di Giurisprudenza a Lecce.

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Bellezza dell’amicizia: Enrico Ruggeri rincontra P40 nel Salento e gli chiede di nuovo di aprire il concerto

Se la prima volta si è trattato di puro fato (con conseguente sorpresa), la seconda no, è amicizia e grande rispetto reciproco. Parliamo della bella storia che vede protagonisti il grande musicista italiano Enrico Ruggeri e l’eclettico artista salentino Pasquale G. Quaranta (in arte P40). Nell’estate 2016 Ruggeri, prima del suo concerto a Presicce (Le), andò a cena in un ristorante salentino dove suonava fra i tavoli un simpaticissimo ed estroverso cantastorie che, con chitarra in mano, intonava brani e racconti, un po’ in italiano e un po’ nel dialetto locale. Uno spettacolo molto divertente e interattivo con il pubblico. Il cantante milanese rimase così colpito nell’ascoltare P40 che gli ha chiesto di aprire il suo concerto la sera stessa. Come passare in 30 minuti dai tavoli dell’osteria al palco di Enrico Ruggeri.

Queste furono le parole di Ruggeri rilasciate ad Adnkronos in quell’occasione: «Mi è sembrato molto bravo e ho deciso di dargli una chance: gli ho chiesto di aprire il concerto che stavo per andare a fare. La sua gioia mi ha commosso.».

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A due anni di distanza, Enrico Ruggeri è tornato pochi giorni fa nel Salento per tenere un concerto insieme alla sua storica e mitica band “Decibel” nella piazza di Magliano e ha voluto rivedere il suo “amico”. Pasquale in verità era tra l’Abruzzo ed il Molise per un mini tour ma, naturalmente, si è fiondato verso casa e ha raggiunto il paesino salentino nel pomeriggio, appena in tempo per effettuare anche un breve sound check, perché, anche questa volta, Ruggeri l’ha invitato ad eseguire alcuni suoi brani in apertura del concerto. Un successone ed un’emozione senza fine.

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«Pensando al nostro incontro di due anni fa a Presicce – sono le parole a caldo di Pasquale G. Quaranta – è stato spontaneo abbracciarci. Ci siamo scambiati sorrisi, parole e idee. Il concerto poi, insieme al suo storico gruppo dei Decibel, è stato permeante, mi ha riconnesso con le sonorità punk-rock dalle quali provengo e che ho portato nel mio modo di suonare la chitarra classica, scesa in basso, e nel mio modo di cantare a volte grezzo ma diretto. Gli incontri con gli artisti sono sempre speciali per me, come tutti gli altri incontri umani che l’arte mi sta regalando. Tutte le persone che incontro sono occasioni umane di autentico scambio e, nel caso di Ruggeri, ho ricevuto un grande esempio di esperienza, carattere, determinazione e creatività.»

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Bellezza dell’innovazione: docente italiano tra i 12 migliori al mondo

E’ nato 59 anni fa in Canada, da genitori salentini, il professor Daniele Manni, che nei prossimi giorni si contenderà agli Innovation Awards il riconoscimento per l’impegno didattico nell’innovazione e nell’imprenditorialità giovanile. Unico italiano fra i dodici partecipanti. Non una novità, per lui che già nel 2015 fu candidato al “Nobel” per l’insegnamento, il Global teacher prize. Un innovatore fra i banchi di scuola, Manni. Laureato in informatica all’Università di Torino, galeotta fu una supplenza di sei ore settimanali presa nel 1986 «per fare un favore ad un amico», racconta al Sole24Ore. «È stato amore a prima vista, il contatto con gli studenti – dice il professor Manni – mi ha letteralmente catturato e non mi ha mai più lasciato negli ultimi 32 anni. Probabilmente una mia fortuna è stata quella di poter insegnare quasi sempre nella stessa scuola, è infatti dal 1990 che insegno informatica presso il “Galilei-Costa” di Lecce, un prestigioso e storico istituto tecnico economico con sede nel cuore storico della città».

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Con i suoi studenti prova, quotidianamente, a creare start-up economico-sociali. Imprese innovative che nascono nelle aule di una scuola superiore. «Nel ’99 – ci racconta l’informatico – la mia vita ha subito una svolta radicale, ho smesso ogni attività imprenditoriale (dal 1985 al 1994 ho partecipato alla creazione di quattro società) e ho deciso di portare “dentro” la scuola la mia esperienza e le diverse competenze maturate. Da oltre 15 anni, quindi, con ogni classe cerchiamo di dare vita a nuove micro e piccole attività imprenditoriali, parliamo di nuovi prodotti (ad es. capi d’abbigliamento, prodotti agroalimentari, etc.), servizi innovativi (promozione del territorio, siti web) o originali applicazioni per smartphone e pc. Sono vere e proprie “imprese”, non simulazioni in aula o sperimentazioni virtuali. I ragazzi provano con le proprie mani e sulla propria pelle cosa significa passare da un’idea innovativa, concepita con gesso e lavagna, alla sua concreta realizzazione e proposta e vendita sul mercato».

Nella maggior parte di casi si tratta di start-up economiche «ossia servizi e prodotti atti ad essere venduti, allo scopo di creare un profitto». Negli ultimi tre anni, l’orientamento è sempre più spesso all’ideazione di start-up sociali «le quali hanno uno scopo ben diverso, ossia quello di migliorare la vita delle persone o tentare di risolvere problemi legati a temi sociali». Un bel esempio di quest’ultimo caso è la startup “Mabasta”, un movimento di adolescenti che individua nuove soluzioni (a volte geniali) per contrastare il bullismo ed il cyberbullismo.

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Manni racconta che nei primi anni, «l’intento era esclusivamente quello di «avvicinare quante più ragazze e ragazzi possibile a diventare imprenditori di sé stessi, in maniera tale che non dovessero “cercare” un lavoro (operazione spesso difficile, soprattutto nel meridione), ma che potessero crearselo da soli, dal nulla». Dopo qualche anno, poi, «ho maturato una costatazione non di poco conto, ossia che questa particolare didattica offre importanti benefici a tutti gli studenti, non solo a quelli col dna dell’imprenditore o, come dico spesso, dotati del fattore “S” (S = Startup)». L’esperienza maturata in cinque anni con un percorso didattico votato all’imprenditorialità, secondo Manni «offre agli studenti una migliore capacità nel risolvere problemi, una più marcata resilienza, una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie capacità e, infine, una sostanziale fiducia nel futuro». Caratteristiche, queste, utili e spendibili in ogni possibile carriera futura, universitaria o impiegatizia che sia. «Nella nostra scuola non si respira un’aria di scoraggiamento, al contrario nei corridoi, nelle aule e nei laboratori circola una grande voglia di fare, carica di speranza».

Ma quanto è importante parlare di innovazione, oggi, nella scuola italiana? E la scuola italiana è abbastanza innovativa o vede gap con altri paesi europei? Secondo Manni l’innovazione non solo è importante, ma in alcuni casi «essenziale», soprattutto quando vogliamo «proiettare i nostri giovani verso le nuove professionalità, alcune delle quali non sappiamo nemmeno quali saranno fra quattro o cinque anni, quando si diplomeranno gli attuali iscritti al primo anno». C’è poi un altro aspetto che va considerato: «Dico spesso che ritengo i “contenuti” della scuola italiana assolutamente eccellenti, mentre secondo me dovrebbero cambiare radicalmente le modalità con cui questi vengono trasmessi. Fuori dalla scuola, i ragazzi vivono una realtà molto dinamica, multimediale e piena di stimoli e sarebbe importante portare gli stessi stimoli all’interno dalla scuola, così che si sentano più nel loro ambiente, invece in molti casi c’è uno scollamento radicale tra i ritmi della scuola e quelli della vita reale».

Nel confronto con gli altri paesi europei, il professore salentino ha la percezione che in termini di innovazione «siamo molto indietro, soprattutto se parliamo di paesi nordici come la Finlandia, la Svezia e l’Olanda. Però sono fiducioso nel futuro perché sento molto fermento nelle giovani generazioni».

Manni vive e lavora al Sud: è più difficile fare impresa e innovazione nel Mezzogiorno d’Italia? «Per dare una risposta precisa – racconta il professore – avrei dovuto fare impresa anche al Nord. Da quello che leggo, mi sembra però di poter sostenere che sì, qualche difficoltà in più c’è, se non altro per la distanza geografica con alcuni centri nevralgici del business. Mentre asserisco con determinazione che è sicuramente più difficile fare impresa e innovazione … da giovani, in tutta l’Italia, da nord a sud. Qui da noi è totalmente assurdo che dei giovani di 14-18 anni possano presentare la loro startup nel mondo degli affari e ricevere la stessa attenzione e considerazione degli adulti. Questo deve cambiare, se imparassimo a dare un po’ più di credito ai nostri giovani (sia in termini di credibilità che nel vero senso della parola, in denaro), potrebbero davvero stupirci, e non poco».

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Il prossimo 20 e 21 settembre ad Aveiro, in Portogallo, insieme a 11 colleghi finalisti, Manni esporrà alla commissione degli “Innovation and Entrepreneurship Teaching Excellence Awards” la sua storia e la sua esperienze nell’insegnare imprenditorialità ai giovani. «Io sono l’unico docente di scuola superiore in quanto gli altri sono tutti docenti universitari e, confesso, questa cosa mi intimorisce un po’, tanto che all’inizio ho creduto in un errore di interpretazione del livello scolastico in cui opero. Più che portare alla commissione la mia storia personale, penso che porterò le tante storie dei miei ragazzi che in questi quindici anni hanno operato nel fare impresa, alcuni l’hanno spuntata, molti no, in ogni caso hanno sicuramente fatto una scuola per lo meno diversa e ricca di stimoli. Con ogni classe ho un gruppo privato in Facebook, attraverso il quale comunichiamo nelle ore extra scolastiche e durante i periodi di sospensione dalle lezioni (ebbene sì, le startup non vanno in vacanza). In questi giorni sto ricevendo dalle mie studentesse e dai miei studenti tanti messaggi di affetto e di incoraggiamento. Tengo moltissimo a loro e li sento tutti molto vicini, mi fa una grande tenerezza e commozione quando leggo sui social i loro commenti del tipo “…è il mio professore!”.».

Articolo originale di Biagio Simonetta su “Il Sole 24 Ore“.

I 12 docenti finalisti agli ECIE AWARDS: www.masterprof.it/ecie_awards

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Bellezza della creatività giovanile: la startup “xCorsi” di Francesco e Giulio è on line

Si scrive “xCorsi“, si pronuncia “per-Corsi” ed è l’innovativa startup tecnologica ideata e realizzata da due studenti 14enni dell’Istituto “Galilei-Costa” di Lecce, Francesco Tortorelli e Giulio Raganato. I due giovanissimi startupper salentini hanno lavorato durante il loro primo anno presso la scuola superiore ma è in questi ultimi due mesi, a scuola terminata, che ci hanno dato dentro e oggi la loro startup “xCorsi” è on line all’indirizzo www.xcorsi.info ed è pronta ad accogliere tutta l’offerta di corsi proposti dai Centri formativi del territorio. “xCorsi – Il corso giusto al momento giusto” è un portale web che, a pieno regime, offre agli utenti uno strumento potente, veloce e completo per cercare ogni genere di corso di formazione. Sono previste 16 categorie diverse, dalle lingue alla tecnologia e informatica, dalla cucina all’artigianato, dal fitness al design. I corsi inseriti ad oggi sono solo indicativi e valgono come esempi.

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Il loro compito è ora quello di contattare i Centri di formazione e chiedere loro le specifiche informazioni legate ad ogni singolo corso offerto (durata, caratteristiche, prezzo, etc.). Ben sapendo che settembre è il mese per antonomasia in cui l’utenza è più alla ricerca di ogni genere corso di formazione o di specializzazione, i giovanissimi ideatori del servizio si stanno impegnando affinché il portale sia pienamente operativo per fine agosto. «Per ora e in via sperimentale, vogliamo concentrare la nostra attenzione al territorio salentino – dichiarano Giulio e Francesco – subito dopo amplieremo l’offerta di xCorsi su altre regioni, per poi arrivare ad offrire un servizio nazionale. Il servizio è totalmente gratuito per gli utenti e stiamo prevedendo tariffe molto basse e decisamente accattivanti per i Centri di formazione, è importante che il portale sia quanto più completo possibile.»

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Francesco Tortorelli (di Lecce) e Giulio Raganato (di Copertino) non si conoscevano e hanno iniziato il loro primo anno alle superiori in due classi diverse. Entrambi però, in maniera indipendente l’uno dall’altro, hanno incalzato da subito il loro comune prof di informatica, referente per le startup, con idee e proposte per mettersi immediatamente in gioco. Da qui l’intuizione del docente di farli conoscere e di stimolarli ad ideare insieme quella che poteva essere l’idea più idonea da portare avanti, sia per quanto concerne la fattibilità (con le loro giovani competenze informatiche) che per il possibile o potenziale “successo” economico sul mercato. Giulio e Francesco hanno accettato di buon grado e in pochissimo tempo hanno partorito quella che a loro sembra davvero risultare l’idea vincente. Sono partiti da una reale esigenza di formazione da parte di uno dei genitori, hanno così scoperto che un servizio simile non esisteva ancora sul web e hanno quindi deciso di farlo loro, tipico approccio di che ha la stoffa dello startupper.

Indirizzo web della startup “xCorsi”: www.xcorsi.info

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Bellezza della meraviglia: quando la cultura fa 2 milioni di visualizzazioni con “La Zoccola” di Lucia Minutello

Il web, e soprattutto i social network, sono così, a volte prevedibili e scontati (come nelle più studiate campagne di guerrilla marketing) e a volte totalmente inimmaginabili, come nel caso di un video amatoriale ripreso un pomeriggio nel centro storico di Lecce. Simona D.C., occasionale spettatrice, in quel momento non poteva nemmeno lontanamente pensare che le sue riprese da lì a poco sarebbero state viste e apprezzate da quasi 2 milioni di persone.

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Oggetto del video è un pezzo divertente e ben rappresentato tratto dallo spettacolo di una cantante e artista salentina, Lucia Minutello, accompagnata alla chitarra dal cantattore Pasquale G. Quaranta (in arte P40), mentre interpreta in maniera del tutto personale il brano “La zoccola” del cantautore Mino De Santis, anche quest’ultimo salentino.

Il video è stato pubblicato appena qualche settimane fa sulla pagina Facebook denominata “Pazza Commedia Italiana” e, nel giro di poche ore, ha visto magicamente crescere in maniera esponenziale le visualizzazioni, le condivisioni ed i commenti. Sarà stato il tema ed il testo del brano o la bellissima voce di Lucia nell’interpretarlo, fatto sta che questo esemplare ed emblematico esempio di poetica del reale ha fatto dei numeri. Nel momento in cui scriviamo queste righe si contano 2,4 milioni di visualizzazioni, 43.000 condivisioni e 1.100 commenti.

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Lo spettacolo di Lucia Minutello, che riprende anche il brano in questione estemporaneamente improvvisato nelle vie del centro storico di Lecce, ha per titolo “InCanti” e realizza un progetto narrativo, tra musica e brevi approcci dialettici col pubblico, sul tema della “identità”. Si tratta di una narrazione sulle costruzioni del genere, dal lato del genere “donna” e delle varie forme in cui la donna si pone nei confronti della vita e del vivere.

In particolare la performance si svolge attraverso una serie di personaggi femminili con tratti, vicende, sfumature diverse, che vengono descritti o che si presentano all’interno di brani musicali. Un percorso che si pone l’obiettivo di aprire domande sulla sospensione del giudizio, la messa in gioco e l’andirivieni nel rapporto tra i generi e le generazioni.

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L’obiettivo è analizzare il concetto di “differenza di genere” con cui contribuire a ridurre il divario che sussiste tra i due poli in esame – maschile e femminile – andando invece ad ampliare in modo significativo le possibilità di confronto e di scambio comunicativo tra i due, grazie a descrizioni e visioni di storie autenticamente paradossali, dove i grovigli degli stereotipi sociali si liberano attraverso gli strumenti evocativi dell’affettività, del dolore, dell’autoironia, della comicità, a volte dell’autosarcasmo.

Guarda il video su Facebook

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